Questo blog ha preso le sembianze di uno scrigno antico di legno scuro.
Dentro custodisce le tante lettere scritte agli amici lontani, per alleggerire il peso della lontananza, per dare sollievo alla nostalgia, per esultare insieme delle vittorie e conquiste. Con molta immaginazione potremmo sentire l'odore del legno invecchiato, sentire sotto le dita le venature di un tempo che pulsa.
E' la storia.
Qualche volta mi capita anche di scrivere delle lettere private.
Pensieri intimi e nudi, di una nudità che spesso perde bellezza, fatta di difetti e increspature. Sotto la luce del viaggio le verità si spogliano e si mostrano.
Ma quella visione a volte ripugna. Perchè sotto un lenzuolo rischiamo di trovare una ferita aperta che repelle.
Ogni volta che parto scrivo lunghe lettere a chi resta.
Ogni tanto le rileggo. Quelle scritte negli anni bolognesi o nei giorni solitari di Formentera, o in giro per il Messico.
La scrittura diventa l'occasione per dare forma alle parole non dette che spesso si infastidiscono perchè pretendono attenzione, un'attenzione che nella quotidianità non abbiamo il coraggio di dedicargli.
Finisce sempre che quelle parole svolgano poi il loro dovere.
Avvicinano, come i gesti o le intenzioni non riuscivano a fare prima, oppure allontanano, come la mancanza di coraggio impediva di fare.
Personalmente ho delle profonde difficoltà a raccontarmi. Non riesco mai ad arrabbiarmi, o meglio a sfogare la rabbia, faccio fatica a chiedere scusa o a pretendere delle scuse. Non so neppure piangere.
Tutto quello che si lega al mio dolore lo arrotolo in uno straccio e lo metto via, non so bene dove.
Poi arriva la distanza e quello straccio lentamente si srotola e si colora.
Lì ci sono le parole che con amore e nudità si lasciano scrivere, fanno il viaggio di ritorno e raggiungono chi, forse senza saperlo, le reclamava.
Quello che accade dopo è del tutto inaspettato.
Sto maturando l'idea di raggiungere il centesimo post e chiudere lo scrigno.
Non per sempre. Ogni tanto continuerò ad aprirlo, per lasciarci dentro nuove emozioni, nuovi racconti, nuova vita da condividere.
Ma sto cominciando a raccontare troppo di me stessa e non mi piace pensare che tutti vi abbiano accesso.
Io sono una scrittrice, invento, immagino, viaggio e porto il lettore in un mondo altrove. Questa città sta diventando la mia casa, e lo sarà anche se dovessi tornare a vivere a Roma. E a casa propria si sta comodi. Non si può essere tutti i giorni folli, eccitati, sconvolti. Anche se New York è una droga!
I giorni si cominciano a fare di risparmi, di stanchezza, di preoccupazioni, di progetti da meditare, di banalità a cui provvedere. Una casa è fatta anche di questo.
Voi siete con me, ma dovete essere con me a New York, non nella mia anima, la porta di casa va chiusa, ogni tanto.
Perciò, finchè non avrò storie newyorchesi da raccontare, sarà meglio che la pagina resti pura, ed io dietro di lei.
Ma abbiamo detto il centesimo post....manca ancora un bel po'.
1 commento:
menomale...se no che faccio la sera quando (e se) vado a dormire'???
Posta un commento